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12 maggio 2014

Love and other stories



/ Capitolo VII /


Non ho mai amato le tradizioni scolastiche, non perché io sia il Grinch della California centrale, ma perché i balli, le partite e le varie cerimonie prevedono qualcosa che io non ho mai avuto, nel caso di venerdì sera, un ragazzo e... un vestito!
Dopo scuola Kayla mi convince ad andare con lei da estetista e parrucchiere, e mentre la più bella del liceo sceglie la pettinatura più adatta, l'amica sfigata sfoglia delle riviste vecchie di almeno sei mesi.
"Avanti Lisa, vieni con me e Tom, vedrai che ci divertiremo" Mi dice lei sorridendo radiosa e quasi ci credo anch'io.
"E quando ballerete il vostro lento cosa farò? Me ne starò lì come una candela?"
Kayla sorride "Ma ci sarà qualche ragazzo carino che ti inviterà e allora Danny si ingelosirà da morire"
"Sai con chi ci va?"Domando in preda ad un raptus di gelosia cieca.
Lei scuote la testa e io ritorno nel mio status di ameba.
Ma poco dopo lei torna alla carica e in meno di un'ora sono anch'io sotto i ferri e mi sto preparando per andare ad un ballo insensato, senza un accompagnatore, e cosa ancora più importante, senza un vestito che non mi faccia sembrare una ragazzina di dodici anni il giorno di halloween.
Così uscite da trucco&parrucco, sfrecciamo in una di quelle boutique che amano tanto mia madre e Kayla, e mi provo il primo vestito che non mi faccia sentire una meringa andata a male o una strega impazzita!
E' semplice, con una scollatura non troppo volgare, un pizzo delicato, la gonna di una stoffa leggera, il tutto di un bianco candido ed etereo.
Mi guardo allo specchio e non sembro nemmeno io, e quasi nemmeno ci credo.
Lo compro e corriamo a casa e una parte di me spera di farselo togliere da Danny, mentre la quella più bigotta la rimprovera sconvolta.

Non so per qualche malato scherzo del destino, non so per quale diavolo di motivo, mi suonano alla porta con una ventina di minuti di anticipo e io non sono ancora pronta.
Sento mio padre che con una voce strana mi chiama e io gli dico di darmi due minuti.
Kayla dev'essersi bevuta il cervello, insieme allo champagne della limousine che Tom ha prenotato, per arrivare così presto.
Corro giù dalle scale, alzandomi la gonna del mio vestito e ravvivandomi i capelli contemporaneamente, il tutto rimanendo in equilibrio su un tacco che attenta alla mia vita.
Alzo lo sguardo e qualcosa mi rapisce completamente, quasi non ci credo, quasi rimpiango di non aver indossato mutandine e reggiseno coordinati, e balbetto qualcosa.
Danny sorride e farfuglia qualcosa, poi mi fissa ancora per un attimo.
E' indescrivibilmente bello, con i capelli scuri arruffati, gli occhi grandi che incontrano i miei, e con il suo smoking scuro.
Io gli faccio cenno di uscire in giardino, ci sediamo su una panchina che mio padre ha costruito nell'arco di otto sabati consecutivi.
Danny mi guarda e quasi non credo che sia lì.
"Vai al ballo quindi..."Mormora fissandosi le mani "Pensavo che nessuno ti avesse invitato"
Io non so bene cosa rispondere "Tu non l'hai fatto"
Lui mi guarda e mi sento una bambina, mi sento in imbarazzo da quando il suo viso sia perfetto, e temo qualcosa che non so bene spiegare cosa sia.
"Pensavo di farti una sorpresa, non pensavo fosse necessario fare la fila per portarti al ballo"
E un po' mi arrabbio, anzi non un po' "Giusto, tu dato che mi hai portata a letto avevi la precedenza!"
E  gli dico che sono in ritardo e che deve andarsene.

Dopo dieci minuti arriva Kayla, salgo in auto e sia lei che Tom mi fanno i complimenti.
Li guardo mentre si scambiano bacetti da dodicenni, mentre si tengono per mano e qualcosa mi infastidisce, mi comprime lo stomaco e mi fa sudare, mentre la mia mente corre veloce verso un Danny in smoking.
Arrivati al ballo rimango sulle mie per un po', poi Kayla mi porta in pista, balliamo, facciamo le cretine, beviamo qualcosa e balliamo ancora, ed è proprio quando ho deciso di andarmene fuori a prendere una boccata d'aria che lo intravedo, e rimango immobile per un lungo momento, a fissarlo, mentre Danny si guarda intorno, con le mani in tasca, i capelli spettinati al punto giusto e l'aria imbronciata che fa subito super sexy.
Vorrei che mi notasse e, come succede in ogni banale e prevedibile film, attraversasse la folla e venisse dritto qui, davanti a me, ma mi accontenterei anche di uno sguardo rubato nelle condizioni in cui mi trovo.
Non so bene cosa fare e probabilmente con lui non lo saprò mai.
Kayla si avvicina e mi abbraccia.
Ma io non so veramente io e per un momento vorrei stare da sola, lontano da tutto e tutti, e lasciare che il mio cuore sia onesto con tutto il resto del corpo.
Ma ora non è il momento per essere sinceri, così mi volto e con un ultimo sguardo alla festa salgo sull'auto che Tom ha affittato e me ne torno a casa.


Più tardi quella sera, con la faccia piena di crema anti-imperfezioni, il peggior pigiama di sempre, mi suona il cellulare e quando rispondo, senza guardare lo schermo, sento la sua voce attraversarmi le orecchie ed arrivarmi fino al cuore.
Poi sento bussare alla mia finestra e quando apro me lo trovo davanti, con la faccia a pochi centimetri dalla mia.
Entra nella mia camera e rimpiango di non essermi data una sistemata.
Lui indossa ancora l'abito del ballo e, con gli occhi stanchi e un po' arrossati per la stanchezza, è ancora più bello.
Mi si avvicina e sorride, di sfiora la nuca e poi mi guarda ancora un attimo.
"Scusa, non avevo capito niente"Mi dice con la voce bassa "Non volevo ferirti"
Io annuisco, poi sorrido "Non era necessario che venissi qui"
"Lisa, lo so che tu vuoi qualcosa di diverso, ma io pensavo che fosse giusto" Poi mi guarda più intensamente "Non so cosa siamo, ma mi piaci"
E mi sembra che abbia dodici anni e un po' mi piace questo slancio di forzata spontaneità, allora sorrido.
Poi tira fuori il suo cellulare mette una di quelle canzoni da ballo di fine anno, che sparge le sue note romantiche per tutta la mia stanza e io già so che per sbarazzarmi di quella sera dovrò fare la disinfestazione.
"Forse potremmo ricominciare" Mi abbraccia, poi mi accarezza i capelli e rimaniamo così, in silenzio, con la musica che ci entra dentro, quasi per fare galleggiare il nostro cuore ancora inesperto, e gracile.
Rimaniamo aggrappati l'uno all'altra, con la paura di sbagliare passo, ma per un attimo ho la certezza della perfezione di quel momento e non voglio smettere di stringere il suo corpo al mio.
Ora, e probabilmente solo ora, non mi importa di cosa dovremmo essere, ma sento che siamo qualcosa di speciale, non mi interessa se per Holly non siamo una coppia, o se per Kayla potremo diventarlo, se per mia madre ho le doppie punte o se per mio padre sono troppo piccola per fare sesso, io so di essere me stessa, lì, in quel momento abbracciata a lui.


05 maggio 2014

Love and other stories




/ Capitolo VI /

La settimana del ballo è quella che più odio, speranze distrutte, così in un battito di ciglia e pianti conditi da gelato al cioccolato.
Kayla e Tom si organizzano dal primo giorno di scuola, Holly ha annunciato di dover andare a nord del paese per raggiungere la madre rinchiusa in una clinica di disintossicazione, viste la sua attitudine ad assumere sostanza illegali e non, in quantità smodata, per non sopperire ai continui tradimenti del marito, mentre io attendo a minuti la notizia che mi spezzerà in due non solo il cuore, ma qualunque parte del corpo: Danny e la ragazza fica del terzo anno vanno al ballo insieme, mentre io, povera piccola sfigata me ne resto a casa a guardare Grey's Anatomy, immaginando una notte di sesso selvaggio con il Dottor Shepherd.
Mi guardo intorno, Kayla canticchia distratta e felice una canzone di Katy Perry, mentre Holly si abbuffa di frutta fresca, sostenendo, tra un boccone e l'altro, che dimagrirà sette chili in meno di due mesi, mentre Danny ancora non si vede all'orizzonte.
Mangiucchio il mio piatto di presunta pasta al pomodoro e cerco un modo per spostare l'attenzione della non-conversazione verso il mio problema.
Ma niente, nessuno segnale, e arrivo alla conclusione che proprio no, le mie amiche non recepiscono i segnali.
Passo la giornata alternando scene di depressione acuta da parte delle più sfigatelle e espressioni di pura ostentazione di romanticismo da parte delle più stronze, ma probabilmente anch'io farei così avessi lo straccio di un ragazzo, invece che un'indefinita, ed indefinibile, situazione sentimentale; finchè mi imbatto nell'unica persona in grado di distruggere le mie già poche aspettative.
Danny mi sorride imbarazzato, mentre io cerco di sistemarmi i capelli in modo compulsivo.
Non ci parliamo da quasi una settimana ed escludendo qualche sguardo rubato durante la lezione di letteratura inglese, non abbiamo avuto contatti, contatti di alcun tipo. 
Le cose sembrano essere tornate alla normalità, io al mio posto tra gli sfigati (con l'esclusione di Kayla) e lui nell'olimpo dei più fichi, con tanto di aurea dorata e incapacità di parlare la stessa lingua di noi, chiaramente non belli e sexy, comuni mortali.
"Stai bene? E' da un po' che non ti vedo" Mi dice passandosi una mano sulla nuca e stringendosi lo zainetto al petto. Mi sembra un bambino impacciato, e per un momento provo un senso di tenerezza, ma poi lo guardo meglio e vedo un ragazzo di quasi diciotto anni, incapace di prendere in mano la situazione e allora non posso fare altro che lasciarmi stuzzicare da una rabbia che mi paralizza dalle viscere. 
Sono stata invisibile ai suoi occhi, lo sono sempre stata, ed avermi scopata per qualche volta non fa di me la sua fidanzata ok, ma non rende di certo Danny un gentiluomo o un caritatevole missionario.
"Tutto ok"Rispondo fredda, lui fa un passo verso di me, e non sa bene cosa dire, non sa nemmeno cosa fare. 
"Potremmo vederci una sera di queste" Mi dice con un sorrisetto dolce, o almeno i miei occhi lo trovano irresistibile ma non si azzarderebbero mai a convincere il mio cervello a cambiare strategia.
"Si, magari..."Faccio con poco entusiasmo, anche se una parte di me non vede l'ora di stare nella sua auto con il suo odore, e non solo, addosso.
Mi sfiora delicatamente la spalla, poi passa alla guancia, io rimango ferma, mentre lui tenta impacciato una carezza e mi lascia lì, ancora una volta, inebetita e rincretinita.

Quando, sfinita, arrivo a casa,  non voglio fare altro che marcire in camera mia, mangiando patatine fritte e bevendo bibite gasate come se non ci fosse un domani, e invece scopro che mia madre non è andata a fare la spesa, che la mia fame non verrà sfamata, se non che con una mela.
Mi ritiro nella mia stanza, con la musica alta, e la voglia di scomparire per qualche ora.
Ma quando mi sto rilassando,Kayla mi chiama e mi interroga senza sosta riguardo dettagli del ballo di venerdì sera.
Meglio vestito lungo o corto? Capelli raccolti o lasciati liberi di fluttuare nell'aria carica di ormoni e crema per i brufoli? Scarpe alte o basse?
Ma ad un certo punto si ferma "Pensi che Danny ti inviterà?"Mi chiede a brucia pelo, e non so esattamente perchè, ma sento che qualcosa mi strizza lo stomaco e vorrei fermare le mie dita in preda ad un tremolio incontrollabile.
Rimango in silenzio per un momento, poi abbasso lo sguardo e mi ritrovo a fissare il pavimento "Non credo, alla fine abbiamo fatto sesso solo qualche volta, non abbiamo mai avuto niente di più"
Lei mi dice che forse lui non sa cosa provo io, non sa come comportarsi e altre stronzate che mi sono sentita dire da quando avevo sette anni e il mio migliore amico, di cui ero innamorata, non mi ha parlato per un mese intero perché in classe si pensava avessi i pidocchi.
"Forse" Mormoro poca convinta, rimanendo aggrappata a quella speranza, incapace di poter essere cinica come voglio invece far sembrare.
Riattacco e rimango per un attimo a fissare il mio riflesso nello specchio, ma non vedo niente, sono invisibile.



28 aprile 2014

Love and other stories




/ Capitolo V /

Sono a mensa e non faccio altro che tenere gli occhi fissi su Danny in piedi a parlare con qualche ragazza sensazionale della squadra di pallavolo.
Sono passate due settimane dalla nostra prima volta, e nel mezzo ce ne sono state altre, nella sua auto per due lunedì e due mercoledì di fila prima dei suoi allenamenti di calcio e nella mia camera una sera che i miei erano in un ristorante di Berkeley.
Sesso e mai qualcosa di più, o meglio di meno.
Non siamo una coppia, non siamo scopamici perchè non siamo amici, facciamo solo sesso, e seppur sensazionale si traduce in un misero atto di passione generato dai suoi ormoni impazziti e dei miei consenzienti, e questo mi fa impazzire!
Mi sento come un farfalla intrappolata, mi sento incapace di fuggire, inebetita, impacciata, completamente stravolta da lui, e mi sono accorta, mentre passo le mie giornate sfracellandomi il cervello pensando ad un modo per cambiare le cose, che il solo sesso non mi basta e non mi piace.
Non è per la bassa opinione che potrei avere di me stessa continuando a concedergli la mia V senza che paghi un piccolo pedaggio, ma piuttosto perchè è qualcosa che non mi rende, non solo fiera di me stessa, ma nemmeno soddisfatta e felice.
Avevo sempre sognato una storia fatta di cinema e cioccolatini, non bagni pubblici e preservativi.
Lui entra nella mia camera, nel mio giorno e dentro di me, e seppure nei primi due casi la cosa mi piace, per la seconda ho deciso che dovrà rispettare alcune regole prima di potervi accedere.
Seconda Kayla per indurlo a mettersi con me dovrei vestirmi più come lei e meno come una sfigata, secondo Holly non c'è una soluzione ai miei problemi, perchè lui ha avuto quello che cercava senza nemmeno dover sudacchiare un po' e non importa come o dove ciò avvenga ma è categorico: fuori dal mio corpo!
Mentre io trovo che guardarlo da lontano a scuola e da vicino la sera sia la soluzione alle mie pene, anche se non a tutte, perchè a dir la verità non ho il coraggio di ammettere nemmeno con me stessa, che non sopporto più fare sesso con Danny senza nemmeno conoscere i suoi gusti di gelato preferiti, senza sapere se preferisce la pizza o la pasta, o se beve coca cola normale o light.
Ma io sono troppo vigliacca per ammetterlo.

Quando esco da scuola quel pomeriggio, l'unica speranza di non dover tornare a casa a piedi la ripongo nella mia irresponsabile madre, dato che Kayla ha dei corsi extra e Holly ha saltato le ultime ore per vie di una visita medica.
Così sono costretta a pregare che la donna che mi ha generato arrivi seduta su una delle panchine davanti all'entrata.
Passano circa dieci minuti quando mi decido a chiamarla e lei mi risponde che sta finendo qualche strano trattamento dall'estetista.
Perfetto!
Mi guardo intorno e proprio in quel momento me lo vedo arrivare davanti.
Mi fa cenno con la mano e da lontano mi chiede come va.
Lo saluto e gli racconto di quanto è stordita mia madre.
Lui ride e io faccio lo stesso.
"Se vuoi ti do un passaggio io" Si offre gentilmente e mentre pronuncia quelle parole nella mia mente mi ha appena chiesto di sposarlo e non posso fare altro che annuire e camminare verso di lui.
Stiamo per salire in auto quando Abby Morgan arriva correndo. Gli chiede un passaggio a casa, lo supplica e lui rivolgendomi uno sguardo dolce, mi chiede cortesemente di scusarlo o almeno così lo interpreto io.
Abby si siede davanti, mi ignora, pensando probabilmente che sia il compito di a casa di un corso di volontariato sociale e si mette a parlare a raffica di quanto sia diventato "F I C O" Danny, avete capito bene, il ragazzo che viene a letto con me, non con lei, o almeno credo io, e di certo non sa lei.
Passo dieci minuti muta, rannicchiata nell'enorme sedile posteriore, aspettando che quella gallina scenda e quando finalmente arriviamo davanti a casa sua, stampa un bacio sulla guancia a Danny e gli sbatte praticamente tutte le sue tette sulla faccia, come a volergli ricordare che si porta a letto una seconda scarsa, e non una terza abbondante.
Danny mi guarda e mi fa cenno di venire davanti, e io senza troppo remore, obbedisco.
Mi sorride e mi dice che Abby è un po' esibizionista, ma che alla fine la conosce da una vita e le vuole bene, sono amici.
Io lo guardo e mi sembra a suo agio, e allora perchè risulta così difficile definire cosa siamo?
Arriviamo davanti a casa mia e io rimango un attimo immobile a fissarlo, lui fa lo stesso, poi ride.
"Cosa siamo noi due? "E lascio che quelle parole cavalchino l'aria libere e temerarie, non come il mio cuore o i miei capelli da lavare.
Danny mi sorride e non sa cosa rispondere, lo so.
"E' ancora presto per dirlo, no?"Fa tentando un approccio diplomatico.
E io vorrei rispondergli a tono, perchè mi passano per la testa almeno due o tre insulti, ma mi trattengo, scendo dall'auto, non mi giro a guardarlo, da un lato ho paura dall'altro sono stanca di farlo.


21 aprile 2014

Love and other stories


/ Capitolo IV /

Holly è una convinta sostenitrice della teoria per cui il cioccolato è un perfetto metodo con il quale si possono prevenire tutte le malattie mortali, o almeno così sembra, dato che ne ingerisce quantità industriali e immancabilmente nell'ora di ginnastica di lamenta di non avere un culo come quello di Abby Morgan.
Kayla è una fan invece del lavorare sodo e che siamo noi fautori del nostro destino.
Io ho ancora un po' le idee confuse.
Ma tutte concordiamo implicitamente sul fatto che in un normale rapporto, il sesso venga dopo qualche piccolo gradino scalato insieme al proprio partner.
Ed era proprio per questo che non avevo ancora detto loro del mio incontro ravvicinato con Danny: me ne vergognavo a morte!
Kayla però l'aveva capito, ma come al solito aspettava che fossi io a confessare il misfatto in preda a convulsi epilettici.
Così, dato che era trascorso qualche giorno e dalla mia bocca non era uscito nulla, mentre Holly, a pranzo, si impegnava a farci entrare una carrellata immane di patatine fritte, lei mi aveva guardato e sorseggiando la sua bibita energetica si era lanciata alla volta della conquista della mia verginità perduta.
"Sapete che ho sentito dire che Danny se la fa con una? Hanno fatto sesso nei bagni dei maschi"
Non sapevo come facesse a conoscere così dettagliatamente la vicenda, ormai ero quasi sicura che fosse diventata membro di qualche setta o gruppo mafioso.
"Dicono che sia una del secondo, secondo voi chi può essere?" Continua Kayla con fare disinvolto.
E allora mi passo una mano tra i capelli  cerco di apparire più credibile, sensuale e dispiaciuta possibile.
"Va bene, mi avete scoperta!"Esclamo colpevole.
Holly sembra ignorare la cosa, più presa dal fritto che le cola dalle mani che dalla mia rivelazione assoluta, ma Kayla sgrana gli occhi e si finge stupita.
"Mi ritengo offesa per non aver avuto in tempo record tutti i risvolti!"
Io sorrido e lei fa lo stesso e dopo qualche minuto arriva anche Holly "Allora eri tu quella di cui parlavano a francese stamattina!"
"Chi ne parlava?"Faccio io turbata.
Kayla fa un gesto che sembra voglia testimoniare il suo sdegno "Tutti ne parlano, se l'aveste fatto davanti a tutti all'incontro forse sarebbe stato meno plateale"
"E tu come hai fatto a capire che ero io la ragazza?"
"Sei rimasta fuori e ai miei messaggi hai risposto dopo venti minuti, il tempo necessario"
Sorrido e Holly mi chiede a raffica ogni minimo particolare.
"Ora però niente! Ci siamo visti ieri di sfuggita e a parte un palpeggiata alla mia spalla e al mio sedere, niente di memorabile"
"Ti piace vero?"Mi chiede Kayla dolcemente.
Io annuisco.
E non posso fare altro che annuire, non posso fare altro che stare lì a fissare le mie amiche priva di qualsiasi difesa, priva di qualsiasi giustificazione, non che me ne servi una, però mi risulta difficile credere che io, proprio io, sia finita a fare sesso nei bagni della scuola, durante un incontro sul sesso sicuro, con un tipo che nemmeno conosco.

Quella sera, mentre la mia faccia è incrostata di crema, i miei capelli sono uno schifo e indosso il peggior pigiama di sempre, mi vibra il telefono, e io svogliatamente lo cerco tra le pieghe delle lenzuola.
Leggo in un attimo.
Mi sistemo come meglio posso, scendo le scale, senza fare rumore esco dalla porta sul retro e raggiungo Danny nel bugno rassicurante della sera.
L'aria mi scompiglia i capelli e mi solleva la camicetta appena da farmi tremare.
Lui si volta e mi sorride.
Mi avvicino e il cuore mi batte all'impazzata, mentre la luce di un lampione illumina a tratti il suo viso.
Non sappiamo bene cosa dire e noto il suo imbarazzo e allora gli sorrido e cerco di spiaccicare due parole, ma non ci riesco, sono bloccata, confusa, felice.
"Volevo vederti"Dice solo e io non faccio altro che avvicinarmi.
E allora Danny mi stampa un bacio sulle labbra, e rimaniamo lì, io con addosso una tuta viola scuoro, orribile, e il cuore martellante nel petto, e lui indecifrabile, ma bellissimo.

14 aprile 2014

Love and other stories



/ Capitolo III /



E' venerdì. finalmente venerdì, il venerdì della prima settimana di scuola del terzo anno di liceo e sono felice che me ne starò a sorseggiare tè freddo in cortile senza aver qualcosa da fare per i prossimi due giorni , e mentre mi crogiolo in questi sublimi pensieri e nel sole tiepido che entra dalla finestra, mi dimentico dell'ora e rimango sotto la coperta leggera ancora un po', e quando me ne accorgo è dannatamente tardi.
Corro in bagno, poi mi vesto velocemente, senza abbinare tessuti e colori (non che normalmente lo faccia), mi raccolgo i capelli in una coda piuttosto alta, corro giù in cucina speranzosa di non trovare mia madre ancora in vestaglia e stranamente davanti ai miei occhi compare una figura elegante, bel truccata e alla quale per vie biologiche e genetiche dovrei assomigliare.
"Non devi andare a scuola?"Mi domanda come se niente fosse, io faccio una smorfia eloquente e la trascino fino all'auto.
"E' tardissimo!"Esclamo in preda al panico e mia madre ingrana una marcia a caso e fa spegnere l'auto.
Iniziamo bene.

Arrivo che in cortile non c'è nessuno, sgattaiolo fino all'aula magna dove dovrebbe tenersi la conferenza sul sesso sicuro, ma quando tento di entrare la segretaria più antipatica che ci sia nella mia scuola ribadisce il mio ritardo e non mi permette di parteciparvi. 
Fantastico, non che non vedessi l'ora di assistere all'imbarazzante vestizione di una banana con un cappuccio fatto di lattice, però mi sarei a spettegolare con le mie due amiche.
Mi siedo in un angolo del corridoio aspettando con poca pazienza che passino quelle due interminabili ore.
"In ritardo anche tu?" 
Mi volto e quasi non ci credo, Danny Parker è in piedi davanti ai miei occhi, con indosso una felpa blu e un paio di jeans e non vorrei essere patetica ma sembra quasi felice di vedermi.
Annuisco e allora lui mi sorride.
Mi si siede accanto e io gli faccio posto.
Mi chiede qualcosa e io annuisco, anche se non faccio altro che pensare a come sia possibile che l'universo mi sia tanto amichevole in questo venerdì di metà settembre.
E non so bene come succede, non so bene per quale motivo, perchè effettivamente non riesco a trovarne manco mezzo, per il quale dieci minuti dopo ci ritroviamo nei bagni dei ragazzi a sbaciucchiarci come due dodicenni.
Danny mi sfiora i capelli, poi mi guarda negli occhi e manda le mani un po' più giù, fino al mio seno ancora poco prosperoso, poi sui miei fianchi inesistenti e una parte di me vorrebbe che si fermasse lì, un'altra quella che non conosco affatto, quella più audace, vorrebbe che continuasse, che proseguisse il giro turistico sulle salite e discese del mio corpo.
Mi bacia il collo e non ho dubbi, non credo più di essere io a parlare o pensare.
Si toglie la felpa, poi la maglia e io non resisto ai sui addominali alla Matthew McConaughey, e mentre un raggio di sole entra dalla finestra e io sento qualcosa muoversi nel mio stomaco e non solo, lui inizia a slacciarmi la camicetta e in un attimo veloce, velocissimo, ci ritroviamo a fare sesso (protetto) nei bagni umidicci e maleodoranti del liceo, e non mi sembra vero e non capisco bene cosa sta succedendo e mi fa male un male atroce, ma mi trattengo, e non so se essere felice o sentirmi una poco di buono, non so chi sono, e non so chi essere.
Poi lui mi sfiora le labbra con le sue, mi sorride e mi stringe a se, come a volermi ringraziare e io rimango immobile, incapace di dire niente, di fare niente.
"Stai bene?"Mi domanda sfiorandomi una guancia con le dita, io annuisco e abbozzo un sorriso, allora lui mi da un bacio sulla guancia, si riveste e, mentirei se dicessi il contrario, perché non usciamo insieme dal bagno, ma uno dopo l'altro, come se avessimo appena ucciso qualcuno e rischiassimo il carcere, e per non dare nell'occhio ce la filiamo separati, con lo sguardo basso e il cuore a duemila.
Guardo il cellulare e vedo i messaggi di Kayla, le rispondo, guardo il mio riflesso nello schermo del mio cellulare e non mi sento diversa, non mi sento migliore, non mi sento niente, solo svuotata e insicura.

06 aprile 2014

Love and other stories


/ Capitolo II /

Dovete sapere che nella testa di mia madre girano solo due o al massimo tre pensieri:
-Mi stanno proprio bene le mie due nuove amiche.
-Devo andare dall'estetista.
-Devo andare a fare shopping.

Ma dovete anche sapere che dato che io ho solo sedici anni e non ho ne patente ne bicicletta, dovrebbe essere lei ad accompagnarmi a scuola, almeno il primo giorno!
Così sono io a doverla tirare giù dal letto e lei si lamenta pure!
Mi chiede come diamine sono vestita, mi domanda dove ho comprato la mia orrenda gonna, e si chiede se mi sono pettinata, io evito tutto e le infilo un biscotto in bocca e le chiavi dell'auto in una mano.
Arrivo praticamente in tempo record, con Holly che mi aspetta e Kayla che sfoglia il libro di chimica.
Saluto mia madre e le ricordo di venirmi a prendere quel pomeriggio.
"Alle cinque, giusto?"
"Alle quattro e quindici" Le rispondo allibita, sono ormai due anni che esco da scuola a quell'ora.
La guardo andare via, e quasi mettere sotto la mia ex professoressa di matematica, poi mi volto e saluto le mie amiche.
"Novità dell'ultimo minuto: Colin Donovan ha lasciano Abby Morgan, ma pare che lei voglia consolarsi in fretta, ed indovinate con chi?"Esordisce quella vecchia pettegola di Holly. Io e Kayla fingiamo di essere interessate, solo che a lei, come sempre, risulta più facile che a me.
Holly ci guarda e agita le mani "Danny Parker"
"Che cosa?"Esclamo io sentendomi immediatamente parte attiva della conversazione.
Kayla ride "Avete chiacchierato l'altra sera alla festa, giusto?"
"Non so come tu abbia fatto a notare qualcosa oltre la faccia di Tom, gli sei stata appiccicata tutta la sera" Fa acida Holly alludendo al caro vecchio Tom, biondo,fisico da panico e candidato perfetto per entrare in qualche prestigiosa università della costa orientale, rivale acerrimo di Kayla ma anche suo fidanzato.
Io rido, ma Kayla la ignora e mi guarda come per avere conferma.
"Si, gli sono quasi caduta addosso, vestita come una deficiente, ed è stato gentile"
Ridono entrambe ed entriamo al liceo inconsapevoli del fatto che nei tre giorni successivi lo sguardo di Danny avrebbe incrociato il mio almeno sette volte, avrei sognato di limonare con lui almeno tre notti su quattro, me lo sarei trovato nel corso di informatica, spinta da una passione galoppante per i suoi addominale mi sarei inoltrata, accompagnata da Holly, Kayla, e i miei bollenti spiriti, sulle tribune del campo di Calcio mentre casualmente Danny aveva gli allenamenti, speranzosa che si togliesse la maglia dopo un gol micidiale, ed infine il giovedì ci comunicarono che il giorno seguente  ci avrebbero insegnato come fare sesso (o forse come fare sesso protetto), proprio tra le mura della mia scuola puritana e perbenista della California centrale.

31 marzo 2014

love and other stories (I)


/ Capitolo I /


                 


Non sognavo niente di speciale per l'estate: qualche film in più, una nuotata in piscina di tanto in tanto e non tornare a scuola ancora perfettamente impacchetta la sotto.
Ma il destino ha deciso che per il mio regalino non fosse ancora venuto il momento di essere scartato.
Ormai l'estate e' agli sgoccioli e per festeggiare (come se ci fosse qualcosa da festeggiare) la mia amica Kayla, alta, bionda e con l'ambizione di diventare chirurgo, organizza questa festa super nella sua villa con piscina, in cui, tanto per aumentare la mia assente autostima, ci saranno tutti i ragazzi carini e tutte quelle che l'hanno data via il primo anno di liceo senza nemmeno fare troppa fatica.
Così, dopo aver passato il pomeriggio, a prendere il sole con mia madre e le sue amiche nuove di zecca, tetta destra e tetta sinistra, mi vesto svogliata e aspetto Holly, l'altra mia amica.
Sono le otto e trenta e, a parte mio padre, intento ad insegnare al mio imbranato fratello di sei anni più piccolo di me, a calciare una maledetta palla, nel mio vicinato non c'è nessuno.
Mia madre mi saluta dalla finestra più emozionata di me, e io vorrei dirle di continuare a stendersi lo smalto e farsi gli affari propri, piuttosto che stare lì a guardare me, impacciata, insicura e strizzata, si fa per dire, in uno dei suoi vestitini porno.
Holly arriva e io schizzo in auto, mi saluta con un bacio che sa di lipstick alla fragola e sento il profumo del suo shampoo stuzzicarmi il naso e la gola, così abbasso il finestrino e canticchio la canzone che passa alla radio.
"Kayla ha garantito che ci saranno Dolly Finnigan & Co" Fa lei esaltata e quasi prende in pieno la signora Cohen e il suo cagnolino, (che a mio parere sembra più una iena che un barboncino) e io mi sento già male.
Arriviamo a casa di Kayla e lei ci corre incontro, come se non ci vedesse da una vita.
"Siete le prime" Grida nel suo abitino bianco che le cade perfettamente sul corpo da modella.
Io guardo Holly, e perfino i suoi chili di troppo sembrano sexy stasera, mentre io mi sento un'imbecille tripla.
Il padre di Kayla si avvicina con i mano un aggeggio da barbecue, ci fa le raccomandazioni, che novità, e poi accompagnato dalla moglie e un borsone con tutti gli oggetti "preziosi"  si dirige verso il garage per andarsene fuori a cena.
Kayla fa un urlo di incoraggiamento ed insieme ci dirigiamo verso la casa e il giardino sul retro.
Quando, dopo un'ora, inizia ad arrivare gente, io sono seduta lontano dalla festa e dalla musica, e mi godo quello spettacolo di vita sociale dal quale sono volontariamente esclusa.
Holly mi raggiunge correndo e quando mi arriva davanti, inciampa e mi versa tutta la birra addosso e io non faccio altro che maledirla e ringraziarla insieme.
"Era analcolica tanto"Si scusa lei.
Non so cosa fare, ma forse la soluzione migliore è chiamare mia madre e chiederle con voce rotta di venirmi a prendere ma quando ci provo, lei mi pare reduce da una corsa e mi risponde "Sono solo le nove e trenta" 
Allora mi riprendo un attimo e capisco di aver rovinato la serata a mamma e papà, riattacco e mi dirigo fradicia in camera di Kayla.
Cerco qualcosa da mettermi, ma purtroppo lei non ha la mia taglia e qualsiasi vestito mi arriverebbe alle caviglie e la scollatura sarebbe miseramente riempita, così mi accontento di una maglia vecchia di suo padre e di un paio di shorts di quando lei aveva dodici anni.
Ritorno alla festa, mi faccio versare un bicchiere di birra, da uno del club dei matematici,  e mi volto scordinatamente, inciampando in qualcuno e rischiando di rovesciarmi nuovamente la birra addosso e finire con la faccia appiccicata al pavimento.
Alzo gli occhi e non ci credo.
"Tutto bene?"Mi fa lui con fare preoccupato.
Io annuisco e rimango immobile, mentre lui mi sfiora le spalle.
Lo fisso per un momento, ha i capelli bagnati e pettinati, se così si può dire,all'indietro, gli occhi grandi di un blu intenso e si sfrega nervosamente le mani, mentre le labbra mi sussurrano qualcosa. 
Mi piace e per un momento dimentico di indossare la t-shirt del padre di Kayla e mi permetto perfino di sorridergli, quasi fossi una escort in un hotel in cerca di clientela e pensandoci probabilmente faccio una faccia strana e per un attimo mi incanto, fissa completamente su di lui e non m'importa della musica o della birra analcolica che fa tanto lamentare Holly o degli schizzi d'acqua di chi si tuffa in piscina, perché per un attimo, per un solo istante e' ancora estate e io sto brillando degli occhi del ragazzo più sensazionale di sempre.
Lui mi sorride e si presenta con disinvoltura, e anche se io conosco già il suo nome, il suo cognome, e tutto ciò che di rilevante o meno lo riguarda, faccio finta di sentirlo nominare per la prima volta,e lo ripeto ad alta voce e dalla mia bocca il suo nome sembra avere un altro suono come se io riuscissi a rendere orrendo perfino quella musica perfetta di vocali e consonanti.
Danny sorride di nuovo e si sfiora appena la collana fatta con gli aggeggi che il padre di Kayla ha comprato quel pomeriggio per rendere "da panico" la festa.
"Io sono Lisa Pendelton"mormoro con gli occhi appiccicati al suo visto, alle sue spalle e non lo nego, anche ai suoi addominali perfetti.
Lui ride, poi inizia a parlare della campionato di calcio ma io non faccio altro che annuire, cullata dal suono dolce della sua voce e dall'ardente desiderio di strusciare la mano sui suoi addominali illuminati candidamente dalla luce del falò che i giocatori della squadra di basket hanno appiccato in mezzo al prato.
Non so cosa esattamente lo abbia indotto a rivolgermi la parola, non so se sia per la figuraccia che avevo fatto poco prima, se perché sia sessualmente attratto dalla maglietta XXL del padre di Kayla, o semplicemente del mio seno cresciuto di almeno una taglia nel corso di un'estate.
So solo che, quando Abby Morgan l'ha richiamato all'ordine tra i fichi dell'olimpo, lui ha atteso che finissi di farfugliare qualcosa e se n'è tornato da loro, illuminato da quell'aurea dorata e dall'irresistibile richiamo sessuale e io sono rimasta, lì, in una Tshirt troppo grande, un bicchiere di birra analcolica tra le mani e il dubbio lancinante di aver appena avuto un'allucinazione.



26 marzo 2014

love and other stories




La luce della luna entra indiscreta dalla finestra spalancata e si infila tra di noi, spargendosi sul pavimento e bagnando la stanza, e i nostri corpi, di un'atmosfera strana, quasi dolorosamente magica e perfetta.
Rimango immobile a guardarlo, mentre lui si avvicina piano, ma nei suoi occhi c'è la paura, il dolore, che solo io ho causato. 
Abbiamo perso, ho perso, e questa volta non ci sono soluzioni, non si può tornare indietro e cancellare, no, questa volta si deve rimanere qui, fermi, davanti ai nostri errori e sopportare il nostro dolore, il mio e il suo.
Mi accarezza piano il viso e io socchiudo gli occhi. 
A volte l'amore lega le persone, altre volte le distrugge.
Il nostro ha fatto entrambe le cose.
Lui da uno sguardo alla mia camera, e per un momento penso alla prima volta in cui vi è entrato, penso a quanto fosse nervoso e a quanto lo fossi io, penso a quante volte siamo stati insieme e una malinconia mi prendere il cuore, mi prende tutta e non mi lascia andare, non mi permette di perdermi nei suoi occhi come invece vorrei fare.
"Scusami" Sussurro piano, mentre sento gli occhi bruciare e una lacrima scendere veloce.
Lui rimane in silenzio e questo silenzio grava sulle mie spalle e mi fa girare la testa, mi fa sentire male.
Forse tra di noi non ci sarà altro che silenzio da ora in poi.
Poi mi guarda, mi prende le mani e mi fa segno di avvicinarsi, o forse sono io a farlo e basta.
"Ho bisogno di tempo" Mormora lui, sfiorando inconsapevolmente il mio cuore con un pugno.
Annuisco.
Annuisco ancora e lui mi sorride piano, e se ne va da dove è entrato, dalla finestra ancora spalancata e non si volta nemmeno per un momento e io rimango lì, a guardarlo andare via, mentre non ho il coraggio di fare qualcosa, troppo spaventata, troppo insicura, incapace di reagire, troppo ubriaca di un amore freddo e distante, invasa dal dolore.

To Be Continued...

14 febbraio 2014

Came Back ♡





Quando Nick la scorse, ferma sulla banchina nel suo abito color crema e i capelli biondi sciolti e accarezzati da una lieve brezza settembrina, ebbe un sussulto.
Non la vedeva da un’infinità di tempo, ma non era per niente cambiata.


I suoi capelli erano dello stesso colore dell’oro e i suoi occhi ancora azzurri ed allegri come allora.
Per un istante gli parve di tornare a quel giorno lontano, sul quel treno che correva veloce verso un'assolata estate nel Sud.
Allie aveva solo diciotto anni ma era meravigliosa.
Rimase immobile a guardarla per un po’ incredulo di saperla lì, ad aspettarlo.
Lei lo individuò e lo salutò con la mano.
“Nick” Gridò correndogli incontro.
Quando furono l’uno al cospetto dell’altro Allie sorrise radiosa e lui la guardò come se quella fosse un’abitudine e forse lo era, forse quella era la migliore di tutte.
Non la vedeva da due anni, due lunghi anni in cui aveva visto morire persone, aveva rischiato la vita, ma non aveva mai perso la speranza di tornare a casa, di tornare da lei.
Lei gli buttò le braccia al collo, spinta da quello che per cinque anni aveva provato nei confronti di Nick.
Lui le sfiorò i capelli, ancora sporco e stanco dal viaggio.
Ci sarebbe stato tempo per sistemarsi, ci sarebbe stata tutta una vita per quello, ma in quel momento la cosa più importante di tutte era Allie e tutto ciò che lei significava per lui.
La tenne ancora un po’ stretta a se, mentre la nebbia si levava dalla banchina e i loro respiri si dissolvevano nell’aria fresca.
“Sei tornato”Bisbigliò lei socchiudendo gli occhi e rimanendo stretta a lui, erano anni che non lo faceva.
Nick la prese per le spalle e la guardò in viso, era bellissima, poi le sorrise dolcemente, l'attirò nuovamente a se e nel tempore rassicurante del suo abbraccio, si sentì a casa "Si Allie, sono tornato"
Allie sorrise mentre i suoi occhi azzurri si riempivano di gioia, aveva immagino almeno un milione di volte quel preciso istante, ma mai era riuscita a ricrearlo in modo così perfetto.

Lui le sfiorò il viso e poi finalmente dopo tre lunghi anni la baciò.
Si sentì rinascere, come se Allison fosse abbastanza a farlo vivere e tutto ciò che stava intorno a loro scomparve.
“Mi sei mancato così tanto”Sussurrò lei affondando il viso nel maglione di Nick, e lui le accarezzò i capelli chiari e morbidi.
"Anche tu mi sei mancato Nick, più di quanto tu possa immaginare"
Il loro amore era più forte di tutto. Il loro era stato uno splendido gioco, ma come tutto anche quello era finito con un vincitore.
Nick aveva vinto una guerra, ma Allie aveva fatto molto di più, aveva vinto il suo
cuore.


Buon San Valentino 








04 febbraio 2014

Camilla's diary

/Capitolo IX/

                                                                                                                          15 Dicembre 2013

Camilla sorride e Giovanni le sfiora piano il viso con le dita.
"Vuoi entrare?"Le chiede lei "I miei sono fuori per il weekend, mia sorella dorme da un'amica e mio fratello è a Milano"
Allora Giovanni annuisce, si sistemano sul divano, accendono la TV, ma nessuno dei due le presta attenzione.
La casa è buia, solo una luce calda e fioca, che proviene da un' abat jour appollaiata su un tavolino dall'altra parte della sala, si posa sul profilo delicato di lei e si riflette nel marrone intenso degli occhi di lui.
Si guardano e qualcosa in entrambi rinasce come i fiori in primavera che sbocciano baciati dai caldi raggi del sole e tornano a vivere.
Non sanno bene cosa dire, da dove cominciare, se riprendere da dove si erano lasciati una volta, o ricominciare da quel bacio rubato. 
Ma Giovanni prende a guardarla nello stesso modo dolce che Camilla infondo conosce bene e tutto torna a funzionare, come se non avesse mai smesso di farlo.
"Tu credi che sia stato il destino a farci ritrovare?"Domanda lei facendosi piccola piccola contro di lui.
Giovanni l'abbraccia, le passa una mano tra i capelli e sorride
"Forse solo l'università"Ride lui "So solo che ne sono felice"
Camilla ci pensa un attimo "Tu hai una ragazza, vero?" Una fitta di gelosia sembra quasi volerla uccidere.
Allora Giovanni annuisce e qualcosa di scuro si impossessa dei suoi occhi e del suo cuore, vorrebbe spiegare a Camilla che con Sara, la sua ragazza, non funziona più, che niente nella sua vita ha funzionato davvero dopo di lei, ma non vorrebbe sembrare retorico e allora si limita a fissarla e a sussurrare "Io non voglio perderti, non voglio farlo perchè l'ho già fatto e me ne sono pentito" Poi la guarda per un momento e anche  se è cambiato, è cresciuto in quegli anni lontano da lei, per un momento, davanti a quella ragazza, si sente ancora il pivellino di sedici anni che cercava di fare colpo e una sensazione strana lo prende senza una ragione ben precisa. "Sempre che tu sia di quest'idea" Si sbriga ad aggiungere.
Allora Camilla spalanca gli occhi e lascia che si incollino a  lui, senza che non lo perdano nemmeno per un attimo veloce di un battito di ciglia, poi sorride, godendo del tepore di quell' abbraccio "Sono quattro anni che aspetto questo momento" Bisbiglia piano e quasi non ci crede, quasi si sente una bambina cresciuta troppo in fretta, cresciuta senza l'amore di cui avrebbe avuto bisogno.
Lui la stringe, le accarezza i capelli e poi le bacia la fronte, lei socchiude gli occhi e rimane ferma, stretta a lui, finalmente consapevole del loro amore, del loro perfetto primo amore.
Non sa se il giorno seguente saranno di nuovo insieme, stretti e vicini, innamorati e consapevoli, ma il suo cuore, ora, ha la certezza che il loro sarebbe stato quel tipo di amore più forte del tempo, in grado di trafiggerlo e ritornare all'origine.
"So che hai una ragazza, che è difficile, che tu hai una vita diversa ora, so che forse domani non avremo più quello che abbiamo oggi" Fa lei fissandolo e sorridendo piano.
"Che vuoi dire?"
"Voglio dire che per stanotte abbiamo ancora quindici anni, innamorati e siamo appena tornati da un giro in motorino e non importa se domani non mi vorrai, se non avremo il coraggio di tenerci stretti o vorremo solo lasciarci alle spalle questa notte, non importerà, perché avremo avuto almeno una possibilità"
Giovanni sorride, le prende la mano e la conduce nel bel mezzo della sala, la stringe a se fingendo un ballo lento.
Poi si mette a canticchiare una canzone e poggia le sue labbra sull'orecchio di lei "Settembre 2009, siamo a quella festa, l'ultima decente"La guarda per un attimo e lei sembra capire a quale sera in particolare si stia riferendo "Ti sto guardando, tu sei splendida e parli con Clara, io ti guardo da lontano, ma stavolta mi alzo da dove sto seduto, mi faccio largo tra i quattro cretini che tentano di ballare in modo decente e ti prendo il braccio, tu mi guardi e io faccio lo stesso e poi ti stampo un bacio sulle labbra"
Camilla sorride, lo fissa per un attimo e in cuor suo vorrebbe che l'avesse fatto quella notte, ma forse avrebbero consumato qualcosa di troppo bello in modo immaturo e frettoloso, e allora gli accarezza una guancia e lo guarda intensamente "Abbiamo stanotte" E lascia che le labbra  di lui si posino sulle sue, e qualcosa dentro le si muove piano e le scalda  il cuore, fino a farle tremare le ginocchia. 
E rimangono lì, fermi, in mezzo a tutta quella folla silenziosa, che li fissa increduli, che li fissa nel buio dolce di quel salotto elegante, nel tepore di quella notte di settembre.

Due metà perfette dello stesso intero